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cantiere

Fra le diverse novità contenute nel c.d. Decreto Sblocca Cantieri che interessano in modo particolare i professionisti tecnici vi è il ritorno degli incentivi tecnici per il coordinatore della sicurezza, previsti dal precedente Codice degli appalti (Decreto Legislativo n. 163/2006).

Nel testo non ancora ufficiale si prevede una integrazione al comma 2 dell’art. 113 del Codice dei contratti pubblici (Decreto Legislativo n. 50/2016), secondo il seguente prospetto:

Testo vigente art. 113 comma 2 nuovo Codice AppaltiNuovo testo modificato dal Decreto Sblocca CantieriArt. 93 comma 7 vecchio Codice Appalti (Decreto Legislativo n 163/2006)
A valere sugli stanziamenti  di cui al comma 1, le amministrazioni aggiudicatrici destinano ad un apposito fondo risorse finanziarie in misura  non superiore al 2 per cento modulate sull’importo dei lavori, servizi e forniture, posti a base di gara  per le funzioni tecniche  svolte dai dipendenti delle stesse  esclusivamente per le attività di programmazione della spesa per investimenti, di valutazione preventiva dei progetti, di predisposizione e di controllo delle procedure  di gara e di esecuzione  dei contratti pubblici, di RUP, di direzione  dei lavori ovvero direzione dell’esecuzione  e di collaudo tecnico  amministrativo ovvero di verifica di conformità, di collaudatore statico ove necessario per consentire l’esecuzione del contratto nel rispetto dei documenti a base di gara, del progetto, dei tempi e costi  prestabilitiA valere sugli stanziamenti  di cui al comma 1, le amministrazioni aggiudicatrici destinano ad un apposito fondo risorse finanziarie in misura  non superiore al 2 per cento modulate sull’importo dei lavori, servizi e forniture, posti a base di gara  per le funzioni tecniche  svolte dai dipendenti delle stesse  esclusivamente per le attività di progettazione, di coordinamento della sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione, di verifica preventiva della progettazione, di RUP, di direzione  dei lavori ovvero direzione dell’esecuzione  e di collaudo tecnico  amministrativo ovvero di verifica di conformità, di collaudatore statico ove necessario per consentire l’esecuzione del contratto nel rispetto dei documenti a base di gara, del progetto, dei tempi e costi  prestabilitiGli oneri inerenti alla progettazione, alla direzione dei lavori, alla vigilanza e ai collaudi, nonché agli studi e alle ricerche connessi, gli oneri relativi alla progettazione dei piani di sicurezza e di coordinamento [e dei piani generali di sicurezza] quando previsti ai sensi del decreto legislativo 14 agosto 1996, n. 494 (ora d.lgs. n. 81 del 2008), gli oneri relativi alle prestazioni professionali e specialistiche atte a definire gli elementi necessari a fornire il progetto esecutivo completo in ogni dettaglio, ivi compresi i rilievi e i costi riguardanti prove, sondaggi, analisi, collaudo di strutture e di impianti per gli edifici esistenti, fanno carico agli stanziamenti previsti per la realizzazione dei singoli lavori negli stati di previsione della spesa o nei bilanci delle stazioni appaltanti.

Come può facilmente evincersi, il Legislatore, nell’evidente intento di privilegiare l’aspetto della “pura progettazione” interna, ha contestualmente escluso dall’incentivo:

  • le attività di programmazione della spesa per investimenti,
  • la predisposizione ed il controllo delle procedure di gara,
  • la predisposizione ed il controllo di esecuzione dei contratti pubblici[1].

Nasce l’esigenza, perciò, di modificare il regolamento comunale che disciplina gli incentivi in questione; ricordiamo, peraltro, che l’adozione del regolamento comunale è indispensabile per la successiva erogazione: in tal senso, ad esempio, si è espressa la Corte dei Conti, sez. reg. di controllo per il Veneto, nel parere n. 198/2018 e la Sezione delle Autonomie con la deliberazione n. 6/2018/QMIG, secondo cui per l’erogazione degli incentivi l’ente deve munirsi di un apposito regolamento, essendo questa la condizione essenziale ai fini del legittimo riparto tra gli aventi diritto delle risorse accantonate sul fondo e la sede idonea per circoscrivere dettagliatamene le condizioni alle quali gli incentivi possono essere erogati.

È curioso notare che, proprio in questi giorni, la Corte dei conti, sez. reg. di controllo per la Regione Siciliana, con la delib. n. 54/2019, depositata lo scorso 4 marzo 2019, aveva affermato, in virtù dell’elencazione tassativa[2] degli aventi diritto contenuta nell’art. 113 comma 2 del nuovo Codice dei contratti pubblici, l’esclusione del responsabile della sicurezza dai beneficiari degli incentivi in parola; è evidente che la novità normativa rende superata la tesi sostenuta dai giudici contabili siciliani.

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Note

[1] Per completezza, non è superfluo ricordare che, secondo il parere n. 21/2018 della sez. reg. di controllo per la Basilicata, è escluso dai beneficiari degli incentivi anche il responsabile del procedimento ex art. 6 del D.P.R. n. 327/2001, perché di materia espropriativa si tratta nel caso di specie, atteso che “gli espropriatori” non sono espressamente inclusi dalla norma nel novero degli aventi diritto.

[2] Secondo i giudici siciliani, “Appare, pertanto, di chiara evidenza la volontà del legislatore di attribuire gli incentivi di che trattasi esclusivamente per le funzioni espressamente indicate e qualsiasi diversa soluzione interpretativa verrebbe a violare i principi generali dell’ordinamento giuridico dello Stato in tema di interpretazione della legge: l’art. 12 disp. att. recita, infatti, che nell’applicare la legge non si può ad essa attribuire altro senso che quello fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse e dell’intenzione del legislatore”. In tal senso si sono espresse recenti deliberazioni delle Sezioni regionali della Corte dei conti (cfr., ad esempio, Sez. Aut., delib. n. 6/2018/QMIG; Sez. controllo Liguria, delib. n. 131/2018/PAR) le quali, in tema di tassatività  della previsione normativa, ribadiscono il principio che la suddetta tassatività  che connota la dimensione oggettiva  della fattispecie  non può che riverberarsi sul piano soggettivo, in quanto i destinatari degli incentivi sono individuati o individuabili  con riferimento alle attività incentivate; l’ambito soggettivo dei destinatari  viene, pertanto, delimitato per relationem con riferimento ai soggetti che svolgono  le attività tecniche indicate nel citato art. 113.

Fonte: EdilTecnico.it

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Dall’Ats della Brianza uno strumento anonimo e semplice che permette alle aziende di verificare se le attrezzature a pressione Gvr siano in regola con la normativa

Dall’Agenzia di tutela della salute (Ats) della Brianza uno strumento informatico innovativo gratuito, anonimo e semplice per le aziende con attrezzature a pressione. Si tratta di “Calcolatore GVR” , uno strumento informatico innovativo, gratuito, anonimo e on-line, che permette alle aziende di verificare se le attrezzature a pressione Gvr (gas, vapore, riscaldamento) installate nei loro insediamenti produttivi siano in regola con gli obblighi previsti dalla normativa in materia di sicurezza (DM n. 329/04  e verifiche periodiche) e, eventualmente, di provvedere agli adempimenti necessari.

Il “calcolatore GVR”, disponibile sul sito www.ats-brianza.it, è stato ideato dall’unità operativa complessa (Hoc) “Impiantistica” di Ats Brianza che, attraverso il proprio ufficio promozione e sicurezza, svolge attività di “assistenza alle imprese” (in base all’art. 10 D.Lgs. n. 81/2008).

“Dalle statistiche 2015-2018, relative alle ispezioni in aziende delle due province di Lecco e Monza e Brianza” spiega l’ingegnere Claudio Albera, direttore dell’Uoc Impiantistica di Ats Brianza “sono emerse criticità riguardo all’ottemperanza agli obblighi previsti dalla normativa connessa alle attrezzature a pressione, che si caratterizza per un’oggettiva complessità. Da qui la necessità di mettere le imprese nelle condizioni di conoscere la propria situazione interna ed eventualmente provvedere a sanare le situazioni non a norma”.

“Il calcolatore è ‘userfriendly’” aggiunge il dottor Milko Troisi che ha sviluppato il calcolatore, poi finalizzato dai colleghi dei sistemi informativi di Ats Brianza “disponibile sul web, fornisce informazioni in tempo reale e mette le imprese in grado di adottare le misure necessarie. E’ stato pensato per superare una logica esclusivamente ispettiva, che prevede sanzioni in caso di mancato adempimento, per entrare anche in un’ottica proattiva e di ‘best pratices’, a tutto vantaggio della salute e della tutela dei lavoratori”.

Basta compilare i campi-dati per ottenere gratuitamente una scheda che delinea la situazione dei propri impianti e gli adempimenti a cui sono soggetti, il tutto con pochi click e in forma anonima (proprio perché lo strumento ha una finalità informativa e non sanzionatoria).

“Starà poi alla singola azienda – 52.000 quelle potenzialmente interessate tra Lecco e Monza – capitalizzare le informazioni ricevute, provvedendo agli adempimenti del caso, prima di un eventuale intervento ispettivo dell’organo di vigilanza”, concludeAlbera.

Per qualsiasi chiarimento sul “calcolatore” e su attrezzature ed impianti soggetti al regime delle verifiche periodiche, è a disposizione dell’utenza lo Sportello Informativo della UOC Impiantistica al numero tel. 039/3940216.

Fonte: Ambiente e Sicurezza

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Pagamenti PA

Ok della Camera alla Legge Europea 2018: ammesse deroghe a 60 giorni solo se giustificate dalla natura del contratto

14/03/2019 – Tempi certi per il pagamento di professionisti e imprese che lavorano con la Pubblica Amministrazione. La Camera ha dato il via libera al disegno di legge Europea 2018.

Pagamenti della PA entro 30 giorni

Il ddl prevede la modifica dell’articolo 113-bis del Codice Appalti (Dlgs 50/2016). I pagamenti relativi agli acconti del corrispettivo di appalto saranno effettuati entro 30 giorni decorrenti dall’adozione di ogni stato di avanzamento dei lavori, salvo che sia espressamente concordato nel contratto un diverso termine, comunque non superiore a 60 giorni e purché ciò sia oggettivamente giustificato dalla natura particolare del contratto o da talune sue caratteristiche.

I certificati di pagamento relativi agli acconti del corrispettivo di appalto saranno emessi contestualmente all’adozione di ogni stato di avanzamento dei lavori e comunque entro un termine non superiore a 7 giorni dall’adozione degli stessi.

Il responsabile unico del procedimento (RUP) rilascerà il certificato di pagamento ai fini dell’emissione della fattura da parte dell’appaltatore entro 7 giorni dall’esito positivo del collaudo o della verifica di conformità. Da questo momento decorreranno i termini (di 30 o al massimo 60 giorni) per l’erogazione del pagamento.

Pagamenti della PA, Italia fanalino di coda

Nonostante l’obbligo di saldare i pagamenti nei tempi previsti dalla normativa comunitaria, l’Italia ha accumulato notevoli ritardi, che le sono costati anche dei richiami da parte di Bruxelles, come quello della scorsa estate.

La Commissione Europea ritiene che il Codice Appalti italiano vìoli la  Direttiva 2011/7/UE sui ritardi nei pagamenti, che impone alle autorità pubbliche di eseguire i pagamenti non oltre 30 giorni o, in casi singolarmente motivati, 60 giorni dalla data di ricevimento della fattura o, se del caso, al termine della procedura di verifica della corretta prestazione dei servizi.

Da diversi monitoraggi è emerso che, anche dopo il recepimento della Direttiva 2011/7/UE con il D.lgs.192/2012, la PA ha più volte sforato i tempi di pagamento, raggiungendo punte di 18 mesi di ritardo.

La Legge Europea 2018 dovrebbe evitare all’Italia le sanzioni previste dalle procedure di infrazione. L’approvazione alla Camera costituisce un primo step. La norma deve ora tornare in Senato per il via libera definitivo.

Fonte: Edilportale

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mud 2019

Il “Modello Unico di Dichiarazione Ambientale (MUD)” costituisce un insieme di dichiarazioni annuali riguardanti la produzione, la raccolta, il trasporto ed il trattamento di rifiuti, così come definiti nel Codice ambientale (D. Lgs. 152/2006, parte quarta).

I dati raccolti tramite il MUD sono utilizzati per alimentare il Catasto dei rifiuti, che assicura un quadro conoscitivo completo e costantemente aggiornato in materia di produzione e gestione dei rifiuti urbani e speciali.

La scadenza per la presentazione del MUD è fissata al 30 aprile di ogni anno, tuttavia come previsto dalla legge che istituisce il MUD, qualora si renda necessario apportare, nell’anno successivo a quello di riferimento, modifiche ed integrazioni, le stesse sono disposte con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) entro la data del 1° marzo. In tale ipotesi, il termine per la presentazione del modello è fissato in centoventi giorni a decorrere dalla data di pubblicazione.

Il nuovo DPCM 24/12/2018 è stato pubblicato entro il 1° marzo, pertanto la scadenza per la presentazione del MUD quest’anno slitta al 22 giugno 2019.

Analizziamo di seguito i principali contenuti del nuovo DPCM, soffermandoci in particolare sulle novità e sulle modifiche, seppur limitate, introdotte nel MUD per l’anno 2019, riferito ai dati del 2018.

Restano immutati rispetto al 2018:

– la STRUTTURA, in quanto il MUD resta articolato in 6 Comunicazioni:
1. Comunicazione Rifiuti, che comprende la Sezione Intermediazione e la Comunicazione rifiuti semplificata
2. Comunicazione Veicoli Fuori Uso
3. Comunicazione Imballaggi, che comprende la Sezione Consorzi e la Sezione Gestori Rifiuti di imballaggio
4. Comunicazione Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE)
5. Comunicazione Rifiuti Urbani, Assimilati e raccolti in convenzione
6. Comunicazione Produttori di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (AEE)

– i SOGGETTI OBBLIGATI, che riportiamo sinteticamente:

Comunicazione Rifiuti• Chiunque effettua a titolo professionale attività di raccolta e trasporto di rifiuti
• Commercianti ed intermediari di rifiuti senza detenzione
• Imprese ed enti che effettuano operazioni di recupero e smaltimento dei rifiuti
• Imprese ed enti produttori iniziali di rifiuti pericolosi
• Imprese ed enti produttori che hanno più di dieci dipendenti [1] [1]e sono produttori iniziali di rifiuti non pericolosi derivanti da lavorazioni industriali, da lavorazioni artigianali e da attività di recupero e smaltimento di rifiuti, fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento dei fumi (art. 184 co. 3 lett. c, d, g).
L’unica novità è rappresentata dall’adeguamento delle istruzioni alle modifiche introdotte dalla Legge n. 221/2015, in quanto il nuovo DPCM prevede che siano esclusi dall’obbligo di presentazione del MUD le imprese agricole (dell’art. 2135 del c.c.), nonché i barbieri e i parrucchieri, gli istituti di bellezza, i tatuatori e piercing (Codici Ateco 96.02.01, 96.02.02, 96.09.02) per i rifiuti pericolosi.Comunicazione rifiuti semplificata
Sono soggetti esclusivamente i produttori iniziali di rifiuti che producono, nella propria Unità locale non più di 7 rifiuti e, per ogni rifiuto, utilizzano non più di 3 trasportatori e 3 destinatari finali.Sezione Intermediazione
Commercianti e intermediari di rifiuti senza detenzione.
Comunicazione Veicoli Fuori UsoSoggetti che effettuano le attività di trattamento (autodemolizione, rottamazione, frantumazione) dei veicoli fuori uso, regolamentati dal D. Lgs. 209/2003, e dei relativi componenti e materiali.
Comunicazione Imballaggi• Sezione Consorzi: CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi) e produttori di imballaggio che hanno organizzato autonomamente la gestione dei propri rifiuti di imballaggio su tutto il territorio nazionale o messo in atto un sistema di restituzione dei propri imballaggi, di cui all’art. 221, comma 3, lettere a) e c).
• Sezione Gestori rifiuti di imballaggio: gli impianti autorizzati a svolgere operazioni di recupero o smaltimento, compresa la messa in riserva (all. B e C della parte IV del D.Lgs. 152/2006) di rifiuti di imballaggio identificati con i codici rifiuto (CER) del gruppo 15 e 19.
Comunicazione RAEESoggetti coinvolti nel ciclo di gestione dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, quali gli impianti di trattamento (messa in sicurezza, smontaggio, frantumazione, stoccaggio) di RAEE e i centri di raccolta di RAEE domestici, istituiti dai produttori o terzi che agiscono in loro nome.
Comunicazione Rifiuti Urbani, Assimilati e raccolti in convenzione Soggetti istituzionali responsabili del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani e assimilati, quali i Comuni e loro Consorzi e Comunità montane.
Comunicazione Produttori di AEEProduttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche, iscritti al Registro Nazionale, e Sistemi Collettivi di Finanziamento.
I produttori di AEE sono le imprese che, qualunque sia la tecnica di vendita utilizzata, compresa la comunicazione a distanza:fabbricano e vendono AEE recanti il loro nome o marchio di fabbrica oppure commissionano la progettazione o la fabbricazione di AEE e le commercializzano sul mercato nazionale apponendovi il loro nome o marchio di fabbrica;rivendono sul mercato nazionale, con il loro nome o marchio di fabbrica, apparecchiature prodotte da altri fornitori; i rivenditori non sono considerati “produttori” se l’apparecchiatura reca il marchio del produttore a norma del punto precedente;importano o immettono per primi, nel territorio nazionale, AEE di un Paese terzo o di un altro Stato UE nell’ambito di un’attività professionale e ne operano la commercializzazione;stabilite in un altro Stato membro dell’Unione europea o in un paese terzo, vendono sul mercato nazionale AEE mediante tecniche di comunicazione a distanza direttamente a nuclei domestici o a utilizzatori diversi dai nuclei domestici

N.B.: per le AEE destinate all’esportazione il produttore è considerato tale solo ai fini di alcuni obblighi, fra i quali la comunicazione annuale.

– le MODALITÀ DI INVIO DELLE COMUNICAZIONI: le Comunicazioni Rifiuti, Veicoli fuori uso, Raee e Imballaggi devono essere inviate telematicamente tramite il sito www.mudtelematico.it.
Il MUD semplificato va compilato tramite il sito https://mudsemplificato.ecocerved.it e poi inviato via PEC alla casella comunicazionemud@pec.it, insieme all’attestato di versamento dei diritti di segreteria.
La Comunicazione rifiuti urbani, assimilati e raccolti in convenzione va compilata esclusivamente inserendo i dati nel portale www.mudcomuni.it mentre l’invio può essere effettuato sia telematicamente che tramite PEC.
La Comunicazione Produttori AEE va compilata e inviata telematicamente tramite il sito www.registroaee.it.

– i DIRITTI DI SEGRETERIA: 10 Euro per l’invio telematico e 15 Euro per l’invio via PEC.  Non è dovuto il diritto di segreteria per la presentazione della Comunicazione produttori di AEE.

– i CODICI DELLE ATTIVITÀ ECONOMICHE ATECO: sono quelli in vigore nell’anno di riferimento della dichiarazione, quindi i Codici Ateco 2007.

–  i CODICI RIFIUTI: i CER indicati nella decisione 2014/955/CE, riportati nell’allegato D alla parte quarta del Codice ambientale (D. Lgs. 152/2006).

–  i CODICI TRANSFRONTALIERI: i codici del Regolamento CE n. 1013/2006 e successive modificazioni, relativo alle spedizioni di rifiuti.

Il nuovo DPCM introduce alcune limitate modifiche, evidenziate nel testo in corsivo.

Resta fermo che si compila e si presenta un MUD per ogni Unità Locale (U.L.).
Per unità locale si intende la sede presso la quale il dichiarante ha detenuto i rifiuti oggetto della dichiarazione, in relazione alle attività lì svolte: produzione, deposito preliminare, messa in riserva, recupero/smaltimento, deposito definitivo. 
Per unità locale si intende anche la sede di un impianto di smaltimento, recupero / smaltimento e/o deposito definitivo a gestione comunale.
L’unità locale coincide con la sede legale, nei seguenti casi:
* soggetti che svolgono esclusivamente attività di trasporto,
* attività di intermediazione e commercio di rifiuti senza detenzione. 

SCHEDA ANAGRAFICA e SCHEDA AUTORIZZAZIONI (AUT)

La scheda anagrafica consente di identificare il dichiarante. È unica e va compilata da ogni soggetto tenuto alla presentazione del MUD.
Si compila un’unica anagrafica per tutte le Comunicazioni facenti parte del MUD, salvo per la Comunicazione semplificata, la Comunicazione Rifiuti Urbani, Assimilati e raccolti in convenzione e la Comunicazione produttori di AEE che si presentano con la propria anagrafica tramite una specifica procedura.
La scheda anagrafica non ha subito modifiche.

La scheda autorizzazioni (AUT) va compilata da parte di tutti i soggetti in possesso di autorizzazione, anche in procedura semplificata, che svolgono attività di recupero o smaltimento rifiuti con una serie di dati relativi alle autorizzazioni. Anche la scheda AUT non ha subito modifiche.

Tuttavia, nelle istruzioni sono stati aggiunti i seguenti chiarimenti, già forniti tramite Nota del Ministero dell’Ambiente Prot. 3039 del 27/2/2018 in riferimento:
– all’Ente (Provincia, Regione, Ministero Ambiente) che ha rilasciato l’autorizzazione: nel caso l’Ente sia diverso da quelli previsti nella scheda AUT (es. ARPA, Comune, SUAP), il dichiarante dovrà indicare l’ente originario titolare della funzione di autorizzazione ai sensi della normativa vigente, che esercita le proprie funzioni attraverso altra amministrazione;
– alle attività autorizzate: nel caso in cui l’autorizzazione rilasciata all’impresa non riporti esplicitamente l’attività autorizzata attraverso i codici previsti (da R1 a R13 e da D1 a D15), il dichiarante dovrà indicare il codice della relativa operazione alla quale nel modulo MG ha attribuito le quantità trattate.

COMUNICAZIONE RIFIUTI SEMPLIFICATA

La comunicazione semplificata si compila esclusivamente per i soggetti che producono, nella propria U.L. non più di 7 rifiuti e, per ogni rifiuto, utilizzano non più di 3 trasportatori e 3 destinatari finali.
Non è consentita per:
– il produttore che trasporta i propri rifiuti o che compila il modulo RE (rifiuto prodotto fuori dall’U.L.)
– i gestori di rifiuti (che effettuano attività di recupero, smaltimento e trasporto)
– i soggetti che producono rifiuti da operazioni di pretrattamento, miscelazione o altre operazioni che modificano la natura o la composizione dei rifiuti.

Da quest’anno non è consentita anche per i produttori che conferiscono rifiuti a destinatari esteri che non possono più presentare la Comunicazione rifiuti semplificata, ma devono presentare la Comunicazione rifiuti.

COMUNICAZIONE RIFIUTI – Sezione Rifiuti

La Comunicazione rifiuti indica quanti e quali rifiuti i soggetti obbligati hanno prodotto, trasportato e/o gestito durante il corso dell’anno precedente.
Le modifiche quest’anno hanno riguardato esclusivamente la Sezione Rifiuti e in particolare i gestori di rifiuti, mentre la Sezione Intermediazione non ha subito modifiche.

MODIFICHE PER I GESTORI DI RIFIUTI

Scheda RIFÈ la scheda riepilogativa che identifica le operazioni effettuate su ciascun rifiuto (ricevuto, prodotto, conferito, trasportato, recuperato/smaltito, in giacenza al 31/12 presso il produttore) dal soggetto dichiarante e le corrispondenti quantità. 
A tale scheda, per ciascun rifiuto, sono allegati:
– il modulo RT (Rifiuto ricevuto da terzi)
– il modulo RE (Rifiuto prodotto fuori dall’unità locale)
– il modulo TE (Rifiuto trasportato da terzi)
– il modulo MG (Gestione del rifiuto)
– il modulo DR (Destinazione del rifiuto)
– scheda MAT (Materiali secondari ai sensi dell’art. 184-ter del D. Lgs. 152/2006)

La novità di quest’anno, specificata nelle istruzioni, si riferisce all’ipotesi che il dichiarante svolga, sul medesimo rifiuto, sia attività di recupero o smaltimento sia attività di solo trasporto. In tal caso dovrà compilare due schede RIF per il medesimo rifiuto, distinguendo le quantità in relazione all’attività svolta sul rifiuto.

Modulo RT (Rifiuto ricevuto da terzi)
Indica da chi e da quale unità locale si è ricevuto il rifiuto e le corrispondenti quantità.

Le novità introdotte quest’anno si possono così sintetizzare:
1) I soggetti che svolgono attività di recupero o smaltimento su rifiuti CER del capitolo 1912 (rifiuti dal trattamento meccanico del rifiuto) e sui rifiuti CER 190501 (parte di rifiuti urbani e simili non compostata) e 190503 (compost fuori specifica) dovranno specificare se tali rifiuti sono di origine urbana, barrando la relativa casella.
Laddove il dichiarante riceva, dallo stesso mittente, rifiuti di provenienza urbana (ossia derivanti dal trattamento di rifiuti urbani) che di altra provenienza (ossia rifiuti dal trattamento di rifiuti speciali) dovrà compilare due moduli RT, distinguendo le relative quantità.
Qualora la distinzione dei quantitativi relativi ai due flussi (urbani e speciali) non possa essere effettuata agevolmente sulla base delle registrazioni riportate nel registro di carico e scarico rifiuti (art. 190 D. Lgs. 152/2006), il gestore dovrà effettuare il calcolo sulla base di una stima realizzata con la migliore accuratezza possibile.

2) Il soggetto che svolge attività di recupero e smaltimento che riceve rifiuti con CER 160601 a 160605, 200133 e 200134 dovrà indicare se la quantità è relativa a pile e accumulatori portatili, barrando la relativa casella.
Qualora gli operatori non siano in grado di desumere dalle registrazioni effettuate la suddivisione dei rifiuti di pile e accumulatori nelle tipologie specificate, la ripartizione dovrà essere condotta sulla base di una stima realizzata con la migliore accuratezza possibile.
Sono pile e accumulatori portatili le pile, le pile a bottone, i pacchi batteria o gli accumulatori che sono sigillati, sono trasportabili a mano e non costituiscono pile e accumulatori industriali, né batterie o accumulatori per veicoli (art. 2 D. Lgs. 188/2008).

3) Il dichiarante dovrà indicare per i rifiuti che riceve dall’estero, la tipologia di trattamento prevista tra recupero di materia, recupero di energia, incenerimento, discarica e altre operazioni di smaltimento, ripartendo la quantità complessivamente ricevuta. Qualora, su un rifiuto ricevuto da un fornitore estero, il gestore svolga più attività, dovrà compilare più moduli RT, riferiti al medesimo rifiuto e al medesimo conferitore, ma distinti in relazione all’attività.

Dalle modifiche dei punti 1, 2 e 3 sono esclusi i soggetti che ricevono i suddetti rifiuti per svolgere attività di solo trasporto.

Modulo MGIl modulo MG indica, per ogni rifiuto gestito, le operazioni di recupero/smaltimento effettuate e le corrispondenti quantità, nonché la giacenza al 31/12 di rifiuti non ancora avviati ad altre U.L. per il successivo recupero/smaltimento, compresi i rifiuti detenuti e non ancora trattati.
Si compila un modulo MG per ogni tipologia di impianto espressamente indicato nel modulo.

La novità è rappresentata dall’aggiornamento del riquadro “tipologia impianto” con la modifica di alcune descrizioni e l’inserimento di altre.
Le nuove tipologie di impianto presenti nel modulo MG sono:
– discarica (D1, D5, D12);
– inceneritore (D10);
– impianto di coincenerimento (R1);
– impianto di trattamento chimico-fisico e biologico e di miscelazione (D8, D9, D14);
– impianto che effettua una o più operazioni di smaltimento (D2, D4, D13);
– impianto di compostaggio (R3);
– impianto di digestione anaerobica (R3);
– impianto di trattamento integrato anaerobico/aerobico (R3);
– impianto di recupero di materia che effettua una o più delle seguenti operazioni di recupero (R2, R3, R4, R5, R6, R7, R8, R9, R13);
– impianto per la messa in riserva (R13);
– impianto per il deposito preliminare (D15);
– impianto di trattamento meccanico o meccanico biologico del rifiuto urbano;
– impianto di trattamento preliminare al recupero da R1 a R11 (R12).

MODIFICHE PER I DICHIARANTI

Modulo DRIndica, per ciascun rifiuto, le quantità conferite a ciascun destinatario e i dati del destinatario.

La modifica riguarda i rifiuti destinati all’estero, per i quali il dichiarante deve riportare la quantità complessivamente conferita, specificando se destinata a recupero di materia, recupero di energia, incenerimento, discarica o altre operazioni di smaltimento. In tale ipotesi, il dichiarante dovrà compilare più moduli DR, riferiti al medesimo rifiuto e al medesimo destinatario, ma distinti per ogni attività.

COMUNICAZIONE VEICOLI FUORI USO

La Comunicazione veicoli fuori uso è impostata diversamente dalla Comunicazione Rifiuti.
Ci sono tre schede – AUT (autodemolitori), ROT (rottamatori) e FRA (frantumatori) – strutturate per attività e NON per singolo rifiuto, che indicano in modo riepilogativo le operazioni svolte sui rifiuti (compresi quelli pre-impostati) e le quantità corrispondenti, nonché la giacenza al 31/12, a seconda dei casi, di veicoli fuori uso non ancora messi in sicurezza oppure di rifiuti non ancora avviati ad altre U.L. per il successivo trattamento, compresi i rifiuti detenuti e non ancora trattati.
Alle tre schede AUT-ROT-FRA sono allegati i moduli RT-VEIC; TE- VEIC; MG- VEIC; DR- VEIC.
Per la Comunicazione veicoli fuori uso, le novità riguardano solo il modulo RT-VEIC, che si compila per indicare le quantità di rifiuti che il dichiarante ha ricevuto per attività di smaltimento o di recupero e il soggetto che li ha conferiti.

Modulo RT -VEIC
Quest’anno il dichiarante dovrà specificare, relativamente ai rifiuti che riceve dall’estero, la tipologia di trattamento prevista tra recupero di materia, recupero di energia, incenerimento, discarica e altre operazioni di smaltimento, ripartendo la quantità complessivamente ricevuta.
Qualora, su un rifiuto ricevuto da un fornitore estero, il gestore svolga più attività, dovrà compilare più moduli RT, riferiti al medesimo rifiuto e al medesimo conferitore, ma distinti in relazione all’attività.

COMUNICAZIONE IMBALLAGGI – Sezione consorzi

Assolve agli obblighi di comunicazione del Consorzio Conai e dei produttori che hanno messo in atto un sistema autonomo di gestione o un sistema di restituzione dei propri rifiuti di imballaggio, in merito ai quantitativi di imballaggi immessi sul mercato, suddivisi per materiale, e le quantità di imballaggi riutilizzati.
L’unica novità riguarda la scheda SBOP, utilizzata per comunicare la quantità di borse di plastica, suddivise per tipologia, immessa sul mercato.

Scheda SBOP
Il dichiarante dovrà comunicare in più il peso medio di ogni borsa.

COMUNICAZIONE IMBALLAGGI – Sezione gestori

La Sezione Gestori della Comunicazione Imballaggi, analogamente alla Comunicazione veicoli fuori uso, prevede una scheda IMB, strutturata per attività e NON per singolo rifiuto, che indica in modo riepilogativo le operazioni svolte sui rifiuti (compresi quelli pre-impostati) e le quantità corrispondenti, nonché la giacenza al 31/12 di rifiuti non ancora avviati ad altre U.L. per il successivo trattamento, compresi i rifiuti detenuti e non ancora trattati.
Alla scheda IMB sono allegati i moduli RT-IMB; TE-IMB; MG-IMB; DR-IMB.

Le modifiche riguardano:
Scheda IMB I gestori di rifiuti di imballaggio dovranno comunicare il rifiuto ricevuto da terzi distinguendo tra “rifiuto ricevuto da superficie pubblica” e “rifiuto ricevuto da superficie privata”. Questa nuova indicazione sostituisce il riferimento al “circuito CONAI “e “circuito extra CONAI”.
Vanno, inoltre, distinte la quantità di rifiuto prodotte dal gestore a seguito del trattamento di imballaggi mono-materiale dalla quantità di rifiuto prodotta a seguito del trattamento di imballaggi multi-materiale.

Modulo RT-IMBAnche nel modulo RT i gestori di rifiuti di imballaggio dovranno comunicare il rifiuto ricevuto da terzi distinguendo tra “rifiuto ricevuto da superficie pubblica” e “rifiuto ricevuto da superficie privata” in sostituzione del riferimento al “circuito CONAI “e “circuito extra CONAI”.
Inoltre, il dichiarante dovrà specificare, relativamente ai rifiuti che riceve dall’estero, la tipologia di trattamento prevista tra recupero di materia, recupero di energia, incenerimento, discarica e altre operazioni di smaltimento, ripartendo la quantità complessivamente ricevuta.
Qualora, su un rifiuto ricevuto da un fornitore estero, il gestore svolga più attività, dovrà compilare più moduli RT, riferiti al medesimo rifiuto e al medesimo conferitore, ma distinti in relazione all’attività.

COMUNICAZIONE RAEE

La Comunicazione RAEE, analogamente alla Comunicazione veicoli fuori uso e alla Comunicazione Imballaggi – Sezione gestori, prevede due schede, TRA– RAEE (Impianti di trattamento) e CR-RAEE (Centri di raccolta), strutturate per attività e NON per singolo rifiuto, che indicano in modo riepilogativo le operazioni svolte sui rifiuti (compresi quelli pre-impostati) e le quantità corrispondenti, nonché la giacenza al 31/12 di RAEE non ancora trattati.
Si compila una scheda per ciascuna categoria di Raee (da 1 a 10) dell’allegato I del D. Lgs. 49/2014.
Alle due schede TRA-RAEE e CR-RAEE sono allegati i moduli RT-RAEE; TE-RAEE; MG-RAEE; DR-RAEE.

Le novità sono relative a:
Tutte le schede e tutti i moduli
Sono state inserite due nuove categorie PF (pannelli fotovoltaici) e LS (lampade a scarica), oltre alle 10 già esistenti. Per i pannelli fotovoltaici il dichiarante non deve indicare la categoria 4 ma barrare PF, lo stesso per le lampade a scarica per le quali barrerà solo la casella LS.

Modulo RT-RAEEIl dichiarante dovrà specificare, relativamente ai rifiuti che riceve dall’estero, la tipologia di trattamento prevista tra recupero di materia, recupero di energia, incenerimento, discarica e altre operazioni di smaltimento, ripartendo la quantità complessivamente ricevuta. Qualora, su un rifiuto ricevuto da un fornitore estero, il gestore svolga più attività, dovrà compilare più moduli RT, riferiti al medesimo rifiuto e al medesimo conferitore, ma distinti in relazione all’attività.

RIFIUTI URBANI, ASSIMILATI E RACCOLTI IN CONVENZIONE

Per la Comunicazione rifiuti urbani e assimilati, i soggetti responsabili del servizio di gestione di tali rifiuti (es. i Comuni) dovranno fornire qualche informazione in più.

Scheda RU (Raccolta rifiuti urbani assimilati e in convenzione)È stata modificata la scheda con l’inserimento di una serie di codici:
− nel riquadro “Raccolta non differenziata”:
− nel riquadro della “Raccolta differenziata”:
− nel riquadro della “Raccolta separata di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche”:
Nel riquadro “Compostaggio” sono stati aggiunti due campi denominati rispettivamente “Rifiuti avviati a compostaggio di comunità” con la relativa quantità e “Rifiuti avviati a impianti di compostaggio autorizzati ex art. 214 comma7-bis” con la relativa quantità.

COMUNICAZIONE PRODUTTORI DI AEE

La Comunicazione produttori di AEE assolve all’onere dei produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche e dei sistemi collettivi di finanziamento di comunicare i dati delle AEE immesse sul mercato nel 2018, suddivise nelle classificazioni previste dalla normativa di riferimento, nonché i pesi delle AEE raccolte attraverso tutti i canali e avviate al recupero di materia ed energia.

Scheda IMM-AEE, scheda RTOT-SCF, Scheda R-PROD, Modulo DR-AEELe novità inerenti questa Comunicazione riguardano l’adeguamento delle istruzioni e della modulistica all’ampliamento del campo di applicazione della normativa RAEE (cosiddetto “open scope”), entrato in vigore il 15 agosto 2018. Conseguentemente, in tutte le schede e nel modulo DR-AEE tutti i riferimenti alle categorie e alle classificazioni delle AEE sono stati sostituiti con quelli attualmente vigenti: allegato III (elenco delle nuove 6 categorie di AEE), allegato IV (nuova classificazione dei prodotti in cui sono suddivise le 6 categorie dell’allegato III) del D. Lgs. 49/2014.
In particolare, segnaliamo che nella scheda IMM-AEE, che i produttori iscritti al Registro AEE utilizzano per comunicare l’immesso sul mercato, vengono richiesti i dati dei prodotti in base alla nuova classificazione di cui all’allegato IV.


Segnaliamo che sul sito di Ecocamere ( www.ecocamere.it), nella sezione “Adempimenti” dedicata al MUD:
– è disponibile una scheda di sintesi delle novità,
– sono stati pubblicati i tracciati record per la presentazione del MUD, che includono le specifiche tecniche per la compilazione del MUD realizzata con software diversi da quello Unioncamere,
– è disponibile il software per la compilazione del MUD (Comunicazioni Rifiuti, Imballaggi, Veicoli fuori uso, RAEE) realizzato da Unioncamere, 
– Selezionando “Telematico”, “Semplificato” e “Comuni” si viene reindirizzati ai seguenti portali: “MUD telematico” per l’invio telematico delle Comunicazioni Rifiuti, Veicoli fuori uso, RAEE e Imballaggi; “MUD semplificato” per la compilazione della Comunicazione rifiuti semplificata; “Comuni” per la compilazione e l’invio della Comunicazione Rifiuti Urbani, Assimilati e raccolti in convenzione, che saranno attivati entro il prossimo 15 marzo.

Interpreta®

DPCM 24/12/2018 pubblicato nel S.O. n. 8 della G.U. n. 45 del 22 febbraio 2019 (PDF)

Sintesi MUD 2019 (pdf)


[1] Il conteggio dei dipendenti va effettuato considerando l’impresa o l’ente nel suo complesso.
Si contano i dipendenti occupati a tempo pieno nell’anno cui si riferisce la comunicazione; il numero è aumentato delle frazioni lavorative annue, in dodicesimi, per i lavoratori stagionali e per quelli a tempo parziale, nonché per i lavoratori a termine rientranti nell’ordinario ciclo produttivo e nell’organigramma. I lavoratori part time sono computati in base all’orario di lavoro svolto. Il titolare e i soci si contano solo se inquadrati come dipendenti dell’impresa, cioè a libro paga della medesima.
Non si contano apprendisti, collaboratori non dipendenti (es. co.co.co. e co.co.pro; associati in partecipazione; contratti di lavoro occasionale) e familiari, lavoratori con contratto interinale o di somministrazione, tirocini formativi e stages, contratti di inserimento e di reinserimento.

Anche se non espressamente previsto nel DPCM, riteniamo che
– non si contino anche i lavoratori assenti o sostituiti per particolari motivazioni (malattia, maternità, ecc.); i lavoratori cassaintegrati; i lavoratori del distaccante in distacco sindacale o distaccati presso altra impresa,
– i cessati in corso d’anno siano computati per frazioni di anno,
– i lavoratori intermittenti si calcolino in proporzione all’orario effettivamente svolto nell’arco di ciascun semestre (art. 18 D. Lgs. 81/2015).

Fonte: PuntoSicuro

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giustizia

La Corte di Cassazione, interessata in questa sentenza da un ricorso avanzato dal datore di lavoro di un’azienda e dal preposto dallo stesso incaricato, condannati nei primi gradi di giudizio per l’infortunio occorso a un lavoratore dipendente di una ditta appaltatrice rimasto infortunato nell’eseguire un lavoro su disposizione del preposto utilizzando una attrezzatura di proprietà della ditta committente, ha avuto modo di richiamare, in quanto applicabile al caso in esame, gli obblighi di cui all’art. 26 del D. Lgs. n. 81/2008 di informazione e cooperazione da ottemperare da parte del committente che ha la disponibilità operativa dei luoghi in cui si stanno svolgendo i lavori nonché il principio di effettività in base al quale, ha evidenziato la suprema Corte, assume la posizione di garante colui il quale di fatto si accolla e svolge i poteri del datore di lavoro, del dirigente o del preposto anche se formalmente sono state appaltate a terzi le opere che hanno dato origine a un evento infortunistico.

Il fatto e l’iter giudiziario

La Corte di Appello, in parziale riforma della sentenza pronunciata dal Tribunale ha ridotta la pena applicata a un datore di lavoro e al preposto di un’azienda a 20 giorni di reclusione confermando nel resto le statuizioni civili in favore della persona offesa (condanna al risarcimento dei danni e al pagamento di una provvisionale di euro 10.000).  i due erano stati imputati del reato di cui all’art. 590 comma 1, 2 e 3 del codice penale in relazione agli artt. 2087 del codice civile 19 e 71 del D. Lgs n.81/2008 perché, nella loro rispettiva qualità, hanno cagionato per colpa a un lavoratore dipendente di una ditta alla quale era stato appaltato il servizio di pulizia e riordino di un capannone industriale, lesioni personali consistenti in ustioni di 2° e 3° estese al collo, tronco e arti superiori, da cui era derivata una malattia e un’incapacità di attendere alle ordinarie occupazioni per complessivi 186 giorni. Agli stessi è stata contestata la colpa consistita in imprudenza, negligenza e imperizia e violazione delle norme di prevenzione e, in particolare, per aver il datore di lavoro messo a disposizione del lavoratore una frusta elettrica non idonea al lavoro di pulitura di una cisterna contenente vernice antiruggine e il preposto per avere omesso di controllare e vigilare l’osservanza delle normative antinfortunistiche, motivo per il quale il lavoratore stesso, mentre, dopo aver utilizzato un solvente, effettuava la pulizia della cisterna con la frusta meccanica, ha cagionato l’innesco di un incendio dei vapori del solvente procurandosi le ustioni sopra descritte.

L’infortunato era un dipendente della ditta appaltatrice ma già da un anno svolgeva quotidianamente la sua attività lavorativa presso la ditta committente, inizialmente come addetto alle pulizie e poi successivamente come operaio addetto, nel settore produttivo, alla conduzione di un carroponte. Secondo la ricostruzione effettuata dai giudici di primo e secondo grado, la mattina dell’evento infortunistico, il lavoratore, incaricato dal preposto capo reparto di coadiuvare un altro operaio, nel mentre puliva con il solvente la cisterna trasportata su un camion in quanto presentava delle incrostazioni di vernice utilizzando, come gli era stato indicato, una frusta elettrica che si trovava nella sua diretta disponibilità a pochi metri di distanza ma che invece normalmente serviva solo a miscelare le vernici, è stato investito da una fiammata che lo ha colpito al volto e al busto. Dall’istruttoria era risultato altresì che la frusta elettrica non era uno strumento idoneo all’uso poiché generava scintille che, venendo in contatto con materiale infiammabile quale era il vapore creato dall’uso del solvente, potevano provocare l’innesco di un incendio.

I giudici di merito hanno individuato le posizioni di garanzia a carico degli imputati, avendo accertato che la ditta committente si ingeriva nell’attività svolta dai lavoratori della ditta appaltatrice in quanto il preposto impartiva disposizioni direttamente anche a questi ultimi. Era stato accertato altresì che il giorno dell’incidente non era presente sul posto di lavoro nessun responsabile incaricato della ditta appaltatrice e che era stato il capo reparto a comandare il lavoratore di aiutare un altro operaio. Gli stessi giudici hanno addebitato al preposto la mancata vigilanza in ordine all’uso della frusta elettrica da parte del lavoratore per pulire la cisterna in cui era stato versato il solvente infiammabile tanto più che era stato adibito ad una mansione non propria, che non aveva mai fatto, per cui quindi doveva essere specificatamente informato sui rischi e sulle modalità di sicurezza necessarie allo svolgimento dell’operazione stessa.

Il ricorso per cassazione e le motivazioni

Avverso la sentenza della Corte di Appello hanno proposto ricorso per cassazione entrambi gli imputati a mezzo dei loro difensori deducendo alcune motivazioni. Gli stessi hanno sostenuto che nessuna ingerenza era stata accertata nell’attività degli addetti alle pulizie di cui faceva parte il lavoratore infortunato e che pertanto era viziata la motivazione della Corte di Appello nel momento in cui ha individuata la qualifica di datori di lavoro e di preposto a carico loro e ravvisata la violazione degli obblighi di coordinamento e sinergia previsti dall’art. 26 del D Lgs n. 81/2008, peraltro mai contestato. I ricorrenti hanno fatto presente che, a loro avviso, la norma in questione prevede obblighi di informazione e coordinamento e non obblighi di formazione e prevenzione del personale dipendente di altre ditte e precisato altresì che gli addetti alle pulizie prendevano ordini da un loro specifico preposto che coordinava le operazioni di pulizia.

Gli imputati hanno sostenuto altresì che la frusta elettrica era stata prelevata dal lavoratore di sua iniziativa e che la stessa era in una posizione distante dal luogo della pulizia della cisterna di circa 10 metri oltre al fatto che di norma la stessa non veniva utilizzata per la pulizia delle cisterne proprio per la sua pericolosità. L’imprevedibile ed eccezionale uso di tale attrezzatura pertanto, pericoloso e inidoneo, aveva costituito un fatto interruttivo del nesso causale sia con riferimento alla condotta del datore di lavoro che a quella del preposto.

Le decisioni in diritto della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione, nel dichiarare inammissibili i ricorsi, ha fatto presente che la decisione impugnata della Corte di Appello non presentava nessuno dei vizi sostenuti. Era stato accertato, infatti, che il committente si ingeriva nell’attività svolta dai lavoratori della cooperativa appaltatrice del servizio di pulizie, dando disposizioni e direttive e intervenendo costantemente nella loro esecuzione, mettendo a disposizione le attrezzature e curando l’organizzazione del lavoro proprio attraverso il capo reparto e che il lavoratore infortunato lavorava presso la ditta committente da circa un anno, inizialmente come addetto alle pulizie poi adibito addirittura al settore produttivo come conduttore di un carroponte.

Riguardo poi alle posizioni di garanzia di fatto ricoperte dagli imputati la suprema Corte ha ricordato che “in base al principio di effettività, assume la posizione di garante colui il quale di fatto si accolla e svolge i poteri del datore di lavoro, del dirigente o del preposto, anche se formalmente ha appaltato a terzi le opere che hanno dato origine all’infortunio”. La stessa Corte ha poi logicamente e coerentemente argomentato la responsabilità penale degli imputati, oltre ogni ragionevole dubbio, richiamando anche la disposizione di cui all’art. 26 comma 1 lett. b) del D. Lgs. n.81/2008 e traendo ulteriori elementi di convincimento proprio dalla interferenza di più organizzazioni di impresa nel medesimo luogo di lavoro.

La ratio della norma, ha anche aggiunto la Corte suprema, è evidente specie quando il datore di lavoro committente ha la disponibilità effettiva, nel senso di disponibilità giuridico/operativa, dei luoghi in cui si svolgono i lavori, disponibilità che gli consente di avere (o comunque di essere tenuto ad avere) compiuta conoscenza delle specifiche caratteristiche degli stessi luoghi e quindi dei rischi ad essi connessi. Da ciò consegue l’obbligo di cui alla lett. b) dell’art. 26 citato di fornire ai soggetti terzi (operanti nei propri “spazi” di lavoro) «dettagliate informazioni sui rischi specifici esistenti nell’ambiente in cui sono destinati ad operare e sulle misure di prevenzione e di emergenza adottate in relazione alla propria attività», informazioni che, ha così concluso la Sez. IV non potevano nel caso in esame, come ha affermato coerentemente la Corte territoriale, che essere fornite dal preposto al controllo e all’organizzazione tanto dei lavoratori della cooperativa che dei lavoratori della committente e dal responsabile dell’unità produttiva.

Fonte: PuntoSicuro.it

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sicurezza

Roma, 14 Feb – In riferimento alla complessità della normativa in materia di formazione alla sicurezza, che anche nella recente intesa tra le parti sociali (relativa al cosiddetto “ Patto della Fabbrica” si chiede di uniformare e semplificare, risultano sempre importanti gli atti interpretativi ufficiali. E sappiamo che per la risposta ai “quesiti di ordine generale sull’applicazione della normativa in materia di salute e sicurezza del lavoro”, con indicazioni che “costituiscono criteri interpretativi e direttivi per l’esercizio delle attività di vigilanza” (art. 12, D.Lgs. 81/2008), è stata istituita nel 2008 la Commissione Interpelli, prevista appunto dall’articolo 12 del Testo Unico.

La Commissione Interpelli è intervenuta, con il primo interpello del 2019, sul tema dell’aggiornamento formativo e, in particolare, sulla possibilità di istituire un’unica sessione con effetti abilitanti per qualifiche professionali distinte.

Gli interpelli sugli aggiornamenti formativi

Prima di entrare nello specifico del quesito e della risposta della Commissione ricordiamo brevemente, a titolo informativo, alcuni altri interpelli che sono stati pubblicati in questi anni sul tema delle modalità degli aggiornamenti formativi richiesti dalla normativa in materia di salute e sicurezza:

  • Interpello n. 15/2015 del 29 dicembre 2015: risposta al quesito in merito all’aggiornamento del RSPP di cui al punto 2.6 dell’Accordo Stato-Regioni del 26/01/2006 (accordo abrogato con l’entrata in vigore dell’accordo del 7 luglio 2016);
  • Interpello n. 9/2015 del 2 novembre 2015: risposta al quesito relativo il decreto interministeriale 6 marzo 2013 e fornisce chiarimenti sull’obbligo di aggiornamento dei formatori;
  • Interpello n. 19/2014 del 6 ottobre 2014: risposta al quesito relativo all’aggiornamento professionale dei Coordinatori per la sicurezza previsto dall’allegato XIV D.Lgs. n. 81/2008;
  • Interpello n. 17/2013 del 19 dicembre 2013: risposta al quesito relativo alla richiesta di chiarimenti sui corsi di aggiornamento previsti per i coordinatori dall’art. 98, comma 2, del D.Lgs. n. 81/2008.

Il nuovo interpello in materia di aggiornamenti

Riguardo al tema degli aggiornamenti in materia di formazione il Consiglio Nazionale degli Ingegneri ( CNI) ha formulato istanza di interpello per conoscere il parere della Commissione Interpelli sue due diversi punti:

  1. se ‘sia consentito organizzare un unico corso formativo valido sia quale aggiornamento per RSPP, ASPP e coordinatori per la sicurezza nei cantieri, sia quale aggiornamento per la qualifica di professionista antincendio, ex d.lgs. n. 139/2006 e DM 5 agosto 2011’;
  2. se ‘sia possibile erogare tale corso sotto forma, da un lato, di aggiornamento per RSPP, ASPP e coordinatori per la sicurezza, e, contemporaneamente, dall’altro lato, quale convegno o seminario di aggiornamento per i professionisti antincendio’.

A questo proposito il CNI segnala che ‘la particolarità di questi corsi, organizzati da alcuni soggetti formatori, sta dunque nel fatto che attraverso un unico corso formativo, e quindi un’unica sessione, si ottiene l’attestazione valida per diversi obblighi formativi e distinte qualifiche professionali’.

Per rispondere a questi quesiti è stato pubblicato l’Interpello n. 1/2019 del 31 gennaio 2019 avente per oggetto: “Interpello ai sensi dell’articolo 12 del d.lgs. n. 81/2008 e successive modificazioni. Quesito in materia di salute e sicurezza del lavoro – corsi di aggiornamento per i professionisti antincendio e corsi di aggiornamento per RSPP e coordinatori per la sicurezza – possibilità di istituire un unico corso con effetti abilitanti per diverse qualifiche professionali. Seduta della Commissione del 31 gennaio 2019”.

Le risposte della Commissione Interpelli

Prima di rispondere la Commissione premette che “nell’ Accordo in sede di Conferenza Permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Provincie Autonome di Trento e di Bolzano del 7 luglio 2016, nell’Allegato A titolato ‘accordo sulla durata e sui contenuti minimi dei percorsi formativi per responsabili e addetti dei servizi di prevenzione e protezione’ al punto 9, viene disciplinato in modo specifico l’ ‘Aggiornamento’ per responsabili e addetti dei servizi di prevenzione e protezione”. 

Riportiamo per i nostri lettori un breve estratto del punto 9 dell’ Accordo Stato-Regioni del 7 luglio 2016 che ci permette anche di ricordare alcune caratteristiche dell’aggiornamento di RSPP/ASPP:

9. AGGIORNAMENTOL’obbligo dell’aggiornamento per RSPP e ASPP si inquadra a pieno titolo nella dimensione della life long learning cioè della formazione continua nell’arco della vita lavorativa.(…)Le ore minime complessive dell’aggiornamento sono fissate in base al ruolo svolto e sono rispettivamente:- ASPP: 20 ore nel quinquennio- RSPP: 40 ore nel quinquennioÈ preferibile che il monte ore complessivo di aggiornamento sia distribuito nell’arco temporale del quinquennio.Per i corsi di aggiornamento sono richiesti:a) un numero massimo di partecipanti ad ogni corso pari a 35;b) la tenuta del registro di presenza dei partecipanti da parte del soggetto che realizza il corso.L’aggiornamento è consentito, per tutto il monte ore, in modalità e-learning secondo i criteri previsti nell’allegato II.L’aggiornamento può essere ottemperato anche per mezzo della partecipazione a convegni o seminari, a condizione che essi trattino delle materie o i cui contenuti siano coerenti con quanto indicato nel presente paragrafo, e comunque per un numero di ore che non può essere superiore al 50% del totale di ore di aggiornamento complessivo:- ASPP: 10 ore;- RSPP: 20 ore.Per ciascun convegno o seminario è richiesta la tenuta del registro di presenza dei partecipanti da parte del soggetto che realizza l’iniziativa e non vi è alcun vincolo sul numero massimo di partecipanti.(…) Ai fini dell’aggiornamento per RSPP e ASPP, la partecipazione a corsi di formazione finalizzati all’ottenimento e/o all’aggiornamento di qualifiche specifiche come quelle, a titolo meramente esemplificativo e non esaustivo, dei dirigenti e dei preposti (ex art. 37 d.lgs. n. 81/2008), dei lavoratori incaricati dell’attuazione delle misure di prevenzione incendi e lotta antincendio, di evacuazione dei luoghi di lavoro in caso di pericolo grave e immediato, di salvataggio, di primo soccorso e, comunque, di gestione delle emergenze di cui agli artt. 44, 45 e 46 del d.lgs. n. 81/2008, non è da ritenersi valida.Fatto salvo quanto previsto al punto 8, la partecipazione ai corsi di specializzazione (Modulo B-SP1, B-SP2, B-SP3, B-SP4) non è valida ai fini dell’aggiornamento per RSPP e ASPP.Ai fini dell’aggiornamento per RSPP e ASPP, la partecipazione a corsi di aggiornamento per formatore per la sicurezza sul lavoro, ai sensi del decreto interministeriale 6 marzo 2013, è da ritenersi valida e viceversa.Ai fini dell’aggiornamento per RSPP e ASPP, la partecipazione a corsi di aggiornamento percoordinatore per la sicurezza, ai sensi dell’allegato XIV del d.lgs. n. 81/2008, è da ritenersi valida e viceversa.(…)

Sulla base di quanto stabilito nel punto 9 dell’Allegato A dell’ Accordo Stato-Regioni del 7 luglio 2016 – continua l’Interpello – la Commissione ritiene, in conclusione, “che:

  1. ai fini dell’aggiornamento per RSPP e ASPP non sia valida la partecipazione a corsi di formazione finalizzati all’aggiornamento di qualifiche specifiche diverse, ad eccezione della partecipazione ai corsi di aggiornamento per formatori per la sicurezza sul lavoro, ai sensi del decreto interministeriale 6 marzo 2013 e a quelli per coordinatori per la sicurezza, ai sensi dell’Allegato XIV del d.lgs. n. 81/2008. Ai fini dell’aggiornamento per coordinatori per la sicurezza il punto 9 dell’Accordo specifica che non sia valida la partecipazione a corsi di formazione finalizzati a qualifiche specifiche diverse, con le uniche eccezioni di quelli relativi all’aggiornamento per RSPP e ASPP;
  1. non sia possibile che il medesimo evento possa essere configurato sia come corso di aggiornamento che come convegno o seminario, sulla base di quanto previsto nel citato punto 9 dell’Allegato A dell’Accordo Stato/Regioni del 7 luglio 2016 che ne differenzia le modalità di attuazione”.

Fonte: PuntoSicuro.it

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Open Space

L’Open Space Technology è una metodologia ideata da Harrison Owen, un antropologo americano prestato alla consulenza aziendale.

Egli stesso racconta di aver sentito il bisogno di individuare un metodo che sostituisse le più tradizionali modalità di discussione e incontro e che gli stimoli per farlo gli erano derivati direttamente dalla sua attività di organizzatore di conferenze.

L’intuizione che bisognava cambiare qualcosa nelle tradizionali modalità di svolgimento degli incontri gli era venuta al termine di una conferenza internazionale con 250 partecipanti. Essa gli era costata un anno di lavoro per la preparazione e nella fase di valutazione, pur dimostrando apprezzamento per i lavori, tutti i presenti erano stati concordi nel dichiarare che i momenti più utili in assoluto erano stati quelli dei coffee break. Gli unici cioè di cui l’organizzatore non si era occupato direttamente. Era infatti durante quei confortevoli intermezzi che le persone avevano avuto l’occasione di parlare liberamente tra loro e di confrontarsi sui temi che veramente li interessavano.

Owen aveva concordato pienamente con la valutazione fatta dai partecipanti e da allora aveva cominciato a interrogarsi su come moltiplicare le occasioni di confronto e dilatarne la durata. L’elaborazione del metodo era stata laboriosa e la sua forma definitiva era stata definita solo nel 1985.

Il mio incontro con l’Open Space Tecnology è avvenuto molto più tardi, durante un laboratorio di progettazione partecipata. Gli Open Space infatti venivano usati prevalentemente in queste occasioni o durante lo svolgimento di convegni, conferenze o nei gruppi di lavoro.

Mi è sembrato subito che questo strumento, coinvolgente ed efficace, potesse essere proficuamente usato con alcune, necessarie, ma non stravolgenti modificazioni, anche nella formazione e in particolare nella formazione alla sicurezza.

La sua applicazione mi è sembrata particolarmente opportuna in questo contesto in quanto un effettivo miglioramento della prevenzione e protezione nel luogo di lavoro non deriva solo da misure oggettive, ma dipende in larga parte dall’attivazione diretta dei lavoratori.

Questo significa che occorre lavorare globalmente sulle persone e non limitarsi a promuovere l’acquisizione di singole conoscenze o capacità, ma favorire un arricchimento globale e un maggiore consolidamento dell’individuo adulto, stimolandone le attitudini all’(auto)riflessività, creatività, capacità di lavorare sulle proprie emozioni.

In questo senso, il momento formativo finisce per costituire un tassello che arricchisce il percorso lavorativo e la vita personale di una persona e stimola uno stretto intreccio tra identità professionale e personale, tra vita vissuta e formazione.

Utilizzare l’Open Space Technology non costringe i partecipanti ad adattarsi a un curriculum prestabilito, ma invece lo costruisce intorno ai loro interessi e bisogni. Nell’Open Space Tecnology, è il partecipante stesso che costruisce il programma dei temi da trattare, pur nell’ambito di una cornice data: «… la risorsa di maggior valore, nella formazione degli adulti, è l’esperienza del discente. Se l’istruzione è vita, allora la vita è anche formazione. Una parte troppo grande dell’apprendimento è costituita dall’uso indiretto dell’esperienza e delle conoscenze di qualcun altro. La psicologia ci insegna però che noi apprendiamo ciò che facciamo, e che quindi una vera formazione dovrà sempre coniugare la riflessione con la prassi… [1]».

A partire dall’esperienza del discente adulto si valorizza la sua riflessione originale, si attiva il processo di apprendimento che viene promosso dal confronto sulle situazioni reali ed è necessario scavare «a fondo nella miniera delle … esperienze [2]». È proprio quanto l’Open Space Tecnology si propone – e permette – di fare.

Secondo lo psicanalista Carl Jung, la coscienza umana possiede quattro modi per estrarre le informazioni dall’esperienza e per arrivare a una comprensione interiorizzata: la sensazione, il pensiero, l’emozione e l’intuizione. Un curriculum equilibrato deve tener conto di ciascuna di queste funzioni.

Inoltre gli adulti sentono l’esigenza di gestirsi autonomamente e quindi sarebbe inopportuno trasmettere conoscenze e verificare il grado di conformità a esse che i discenti hanno acquisito. È più efficace permettere loro di contribuire attivamente alla costruzione del percorso formativo.

L’Open Space Tecnology permette di capitalizzare il ricco bagaglio di risorse, abilità ed esperienze di ciascun adulto per favorire una loro possibile rivisitazione e riutilizzabilità. Esso produce una formazione efficace in quanto permette di potenziare le competenze culturali e professionali delle persone e di costruire abilità e strumenti per orientarsi più agevolmente in un mondo in rapida e tumultuosa trasformazione.

È infatti molto adatto per i casi in cui l’obiettivo prevalente non sia la trasmissione di saperi, ma l’autorganizzazione dei partecipanti per generare conoscenze, competenze, attitudini.

 

Fonte: PuntoSicuro

[1] Lindeman E.C. in Knowles M, Holton E.F. III, Swanson R. (2008), pag. 53.
[2] Ibidem.

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DVR